{"id":1351,"date":"2019-06-05T09:55:23","date_gmt":"2019-06-05T07:55:23","guid":{"rendered":"http:\/\/fsrer.it\/site\/?p=1351"},"modified":"2019-06-07T15:28:58","modified_gmt":"2019-06-07T13:28:58","slug":"i-gessi-di-monte-mauro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fsrer.it\/site\/i-gessi-di-monte-mauro\/","title":{"rendered":"I gessi di Monte Mauro"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Massimiliano Costa, Piero Lucci e Stefano Piastra<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-1063\" src=\"https:\/\/fsrer.it\/site\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/gessimontemauro_cover-212x300.png\" alt=\"\" width=\"211\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p>La tutela e la valorizzazione dell\u2019ambiente costituiscono l\u2019obiettivo principale di un Parco.<br \/>\nIstituito con legge regionale n. 10\/2005 e gestito da un proprio Ente dal giugno 2009, il Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola protegge un\u2019area di 6.063 ettari che comprende, oltre all\u2019eccezionale formazione geologica, anche una fascia di calanchi pi\u00f9 a valle.La Vena del Gesso romagnola si estende infatti dall\u2019Imolese fino a Brisighella con uno splendi-do e lucente affioramento gessoso lungo oltre venti chilometri e con larghezza massima di un chilometro e mezzo, costituendo una delle emergenze geologiche pi\u00f9 significative della Regione Emilia-Romagna.<!--more-->Un vero e proprio \u201cMuseo Naturale\u201d, dove la Geologia, la Biodiversit\u00e0 e la Storia si fondono per regalare agli occhi del visitatore uno scenario sensazionale. Fin da epoche remote l\u2019uomo \u00e8 stato attratto da questi luoghi aspri e selvaggi; diverse le moti-vazioni che lo hanno spinto a frequentare il territorio della Vena del Gesso, dall\u2019utilizzo delle cavit\u00e0 presenti a scopo di riparo, culto e sepoltura, all\u2019estrazione del gesso.Per suggellare le considerazioni appena esposte, \u00e8 stata avviata la procedura per la candidatura e il riconoscimento di Patrimonio Mondiale Unesco delle aree carsiche gessose dell\u2019Emilia-Ro-magna, tra cui appunto la Vena, candidatura avanzata dalla Regione Emilia-Romagna su propo-sta a suo tempo portata avanti dalla Federazione Speleologica Regionale dell\u2019Emilia-Romagna.L\u2019area trattata in questo volume \u00e8 di notevole importanza. L\u2019unicit\u00e0 geologica, ricca di grotte e doline e dai paesaggi suggestivi, si unisce alla bellezza dei campi coltivati, gestiti con ammire-vole cura dagli agricoltori locali.Monte Mauro, con le sue imponenti rupi, si eleva tra le vallate del Senio e del Sintria e, decisa-mente, costituisce una delle attrattive maggiori del Parco regionale.In conclusione, un grande ringraziamento va allo Speleo GAM Mezzano e alla Federazione Spe-leologica Regionale dell\u2019Emilia-Romagna, che da decenni si occupano della Vena del Gesso con grande passione e impegno, eseguendo preziose ricerche che ci permettono di conoscere meglio questa splendida, piccola, ma eccezionale parte di mondo, nonch\u00e9 ai curatori e a tutti gli autori che hanno contribuito alla realizzazione di questo volume, permettendoci di avere gli strumenti necessari per documentarci e per trasmettere alle generazioni future la giusta conoscenza e l\u2019amore per l\u2019ambiente.<\/p>\n<p><strong>Marina Lo Conte<\/strong><br \/>\nPresidente della Comunit\u00e0 del Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola<\/p>\n<p><strong>Antonio Venturi<\/strong><br \/>\nPresidente dell\u2019Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversit\u00e0 &#8211; Romagna<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">These fragments I have shored against my ruins<br \/>\nT.S. EliotThe Waste Land (1922)<\/p>\n<p>Con la messa in stampa di sempre nuovi volumi, l\u2019opera, che ha il fine di indagare e documenta-re le zone carsiche romagnole, assume dimensioni wagneriane. Nello stesso tempo, essa evidenzia i limiti di un progetto che, pur coinvolgendo studiosi, istitu-zioni locali e mondo accademico, ha connotazioni essenzialmente volontaristiche.<br \/>\nIn questo senso gli speleologi usurpano un ruolo, poich\u00e9 \u00e8 compito primario delle istituzioni diffondere la conoscenza del territorio e creare gli strumenti per un buon governo dello stesso. Ci\u00f2 non avviene, perch\u00e9 la gestione (o meglio lo sfruttamento) del territorio ha, nella mente dei pi\u00f9, solamente fini economici.<br \/>\nAnche molte comunit\u00e0 locali, pur con lodevoli eccezioni (si pensi alla proficua collaborazione con l\u2019associazionismo e con le scuole primarie e secondarie dell\u2019Appennino faentino), mostrano frequentemente una pervicace indifferenza per i valori culturali e naturali che il territorio sa esprimere. Di conseguenza, le stesse istituzioni avvertono come questi temi siano diffusamente percepiti come marginali e quindi poco significativi anche in un\u2019ottica di consenso. Lo stesso mondo accademico, sempre pi\u00f9 chiuso in se stesso e scarsamente disponibile a espe-rienze multidisciplinari, non sembra cogliere appieno l\u2019importanza di presentare al meglio il proprio lavoro in un contesto non specialistico, utile a diffondere conoscenza. Nonostante l\u2019assiduo impegno del Parco, raro esempio di buon operare in un quadro peraltro sconfortante, la Vena del Gesso romagnola ha urgenza di essere percepita come area naturale con profondi valori che si giustificano ins\u00e9, senza debordanti corollari economici. Con l\u2019uscita di questo volume si completa lo studio dei Gessi compresi tra i Torrenti Senio e Sin-tria, che \u00e8stato, appunto, suddiviso in due monografie.Questo secondo volume documenta un\u2019area ad alta naturalit\u00e0, dove anche l\u2019intervento umano \u00e8 stato, tutto sommato, sufficientemente contenuto, con passati momenti di interessante e sostenibile interazione tra uomo e ambiente. Per contro, il libro pubblicato nel maggio 2013 e dedi-cato ai Gessi e alla cava di Monte Tondo (Riolo Terme), cio\u00e8 alla parte pi\u00f9 a nord di quest\u2019area, documenta la distruzione perpetrata dalla cava stessa in oltre sessant\u2019anni di attivit\u00e0. La suddivisione in due monografie evidenzia la pi\u00f9 eclatante e distruttiva contraddizione anco-ra in essere nella Vena del Gesso romagnola dove, in una zona circoscritta in pochi chilometri quadrati, una cava demolisce il gesso in contiguit\u00e0 con aree vocate alla massima salvaguardia. Ancora un volume, dedicato ai Gessi dell\u2019area imolese, ci separa dal completamento dell\u2019opera. La sua uscita non \u00e8 scontata. A ormai dieci anni dall\u2019inizio del progetto, la comunit\u00e0 speleologica romagnola appare frammen-tata, caratterizzata da numeri in diminuzione e priva di quella collegialit\u00e0 che fino a poco tempo fa costituiva un suo punto di forza. Ci\u00f2 \u00e8 segno, anche qui, di una crisi che investe, negli ultimi tempi, gran parte dei gruppi speleologici regionali che, sempre meno, concepiscono la speleolo-gia come disciplina atta a contribuire, in maniera originale, alla conoscenza e alla salvaguardia di un territorio affatto peculiare e conseguentemente in grado di focalizzare attorno a s\u00e9 energie e competenze ad ampio raggio.Detto questo, sarei ingrato se non evidenziassi il ruolo di speleologi, studiosi e ricercatori che, motu proprio e senza compenso alcuno, condividono scientemente finalit\u00e0 e scopi del progetto e, in prima persona, si adoperano con impegno per condurlo a buon fine. Non serve far nomi: la qualit\u00e0 del loro lavoro \u00e8 ben testimoniata dai molti articoli presenti in questo e nei volumi gi\u00e0 pubblicati. A loro soprattutto si deve se il progetto, ormai in fase molto avanzata, andr\u00e0 a buon fine. Mi auguro infine che questi contributi servano a colmare, almeno in piccola parte, un vuoto cul-turale e progettuale pi\u00f9 ampio, allargatosi negli anni, sperando che, in un futuro che non pare prossimo, le generazioni a venire possano invertire tale rotta.<\/p>\n<p><strong>Massimo Ercolani<\/strong><br \/>\nPresidente della Federazione Speleologica Regionale dell&#8217;Emilia-Romagna<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<table style=\"width: 232px;\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"width: 32px;\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/fsrer.it\/site\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/gessimontemauro.pdf\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/fsrer.it\/site\/wp-content\/uploads\/2010\/10\/file_extension_pdf.png\" alt=\"file_extension_pdf\" width=\"32\" height=\"32\" \/><\/a><\/td>\n<td style=\"width: 200px;\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/fsrer.it\/site\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/gessimontemauro.pdf\">Scarica il libro in PDF<\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Massimiliano Costa, Piero Lucci e Stefano Piastra La tutela e la valorizzazione dell\u2019ambiente costituiscono l\u2019obiettivo principale di un Parco. 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